La produttività
Già, la produttività… Solo sentire la parola
fa sobbalzare molta gente, dentro e fuori l’università.
Ma c’è poco da nascondersi dietro a un dito: si può far
rendere di più e meglio il tempo di insegnamento, tarando
i carichi di lavoro sul numero di crediti, preparando i sillabi,
sfruttando appieno l’ora di lezione, evitando il cosiddetto
quarto d’ora accademico. I ritardi hanno chiari riflessi sulla
produttività degli studenti (e dei docenti): difficile infatti
pensare che entrambi facciano fronte al tempo perso in ritardi
e attese allungando la giornata di lavoro.
Fate un rapido conto. L’abitudine al quarto d’ora accademico,
su cui molti docenti si sono appiattiti nel corso degli anni, porta
con sé un taglio consistente del monte ore a disposizione
degli studenti: se le lezioni durano un’ora stiamo parlando
del 25% tondo. Se un tempo, con corsi annuali di 60-70 ore era un
atteggiamento disinvolto (e censurabile), adesso con corsi che durano
20, 24, 30 ore o poco più c’é una sola parola
per definire il quarto d’ora accademico: inaccettabile.
La mancanza di metodo. Ma ai ritardi dobbiamo aggiungere il tempo
perso per la mancanza di metodo che caratterizza sia il lavoro
di studio degli studenti che il lavoro didattico dei docenti. Quanti
sono infatti gli studenti o i docenti universitari italiani che
hanno
avuto occasione di imparare come si fa a studiare e come si fa
ad insegnare? Pochi, pochissimi a giudicare dalla rarità di
corsi e manuali.
© Paolo Trivellato
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