Fare finta
C’era scritto così… Le dichiarazioni di intenti
talvolta vengono prese per verità assolute senza bisogno di
alcuna verifica. L’introduzione dei Crediti Formativi Universitari
prevede che ad ogni credito corrispondano 25 ore di impegno complessivo
dello studente tra frequenza, studio ed esercitazioni. Così ciascun
corso prevede un certo numero di crediti, così come una tesi
triennale o una tesi specialistica. Ma è davvero così?
Gli studenti dedicano davvero a queste attività il tempo
teoricamente previsto?
Carico di lavoro studenti: chi verifica i crediti ovvero l’effettivo
carico di lavoro degli studenti in ciascun corso? E ha senso parlare
di crediti in una situazione come quella italiana caratterizzata
da una forte varianza degli studenti e da una diffusa abitudine alla
non frequenza? Se si scorrono i programmi degli insegnamenti e ci
si sofferma sui testi si ha l’impressione di carichi di lavoro
ben diversi. E poi cosa si fa per compensare il risparmio di tempo
(e il conseguente calo di apprendimento) che molti studenti ottengono
non frequentando?
Saperi acquisiti: quali saperi si propone di trasferire quell’insegnamento?
I profili professionali previsti per i vari corsi di laurea implicano
ovviamente dei saperi: quali sono e come vengono trasmessi? Non sarebbe
necessario che tutti i docenti facessero lo sforzo di identificare
i saperi dei propri corsi? Se manca questa informazione come si può pensare
di sviluppare un efficace coordinamento didattico tra i vari insegnamenti
e docenti?
Tesi: anche per le tesi sono previsti dei crediti e quindi un
carico di lavoro standard. Come avviene la verifica che le risorse
tempo
siano stati utilizzate davvero e nel modo corretto? All’estero
esistono si fa fronte a crescenti fenomeni di plagiarism (copia)
con l’utilizzo di software ad hoc. E in Italia? Sarebbe interessante
sottoporre un campione di tesi ad uno scanning automatico e rilevarne
i risultati.
© Corrado de Francesco
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