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Il rispetto del tempo

Orario fuori orario è la regola della vita accademica italiana: sono rare le riunioni iniziate in orario anche se la stesse erano state fissate con mesi di anticipo. All’estero gli accademici italiani si rendono conto di arrivare da un altro pianeta: la nostra abitudine di incominciare in ritardo viene considerata una imperdonabile mancanza di tatto.

Riunioni fiume o in ogni caso riunioni delle quali si sa un orario (teorico di inizio) ma non si conosce mai la durata prevista. La non previsione dei tempi è qui molto radicata e difficile da smantellare. Accontentiamoci allora di cercare solo di fare iniziare le riunioni all’ora prevista.

Esami scritti o orali che siano tendono anche loro a iniziare in ritardo: il fatto è che anche se il docente è puntuale sono gli studenti a non esserlo. Sono talmente abituati ai ritardi che danno per scontato che anche l’appello inizi con calma. Per gli esami scritti l’abitudine alla puntualità è facile da imporre: chi entra dopo ha meno tempo per la prova. La voce del docente si sparge in fretta e almeno gli scritti incominciano puntualmente.

Quarto d’ora accademico è un termine intraducibile in qualsiasi lingua straniera. Quando si cerca di spiegare questa simpatica usanza a un collega estero si va incontro ad un sorriso di circostanza: “Oh les italiens…”. Difficile fargli capire che un quarto d’ora per 30 lezioni di due ore (ovvero la durata di un corso) equivalgono a quasi 8 ore. E che si arriva a 15 ore se le lezioni sono 60 di un’ora l’una: è questa la ricetta segreta per la produttività didattica?

© Corrado de Francesco

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