Le bacheche
Ma nessuno ci fa caso? Ce lo domandiamo spesso passando davanti
a bacheche piene di fogli svolazzanti, annunci che si riferiscono
a eventi ormai trascorsi, cartelli che puntano a dissuadere l’utente,
pubblicità abusive, corridoi sporchi, ecc. ecc. Al di
là dello sporco e del disordine sulle scrivanie e negli
uffici vediamo alcuni punti delle comunicazioni affisse nelle
bacheche.
Errori: che tristezza vedere refusi in un testo scritto in una
facoltà universitaria.
Capita di trovarne anche nelle presentazioni della facoltà pubblicate
on-line a firma del preside… Un piè di pagina che contenga
sempre il nome dell’autore del documento potrebbe indurre ad
una rilettura prima della pubblicazione. Mancanza di standard: la presenza e forma degli elementi del
testo (intestazione, piè di pagina, paragrafi, liste, tabelle) è in
genere variegata anche all’interno dello stesso tipo di testo
(voti di esame, programma, avviso, ecc.). Ma non ci sono modelli
di documenti condivisi in rete a livello di facoltà? Perché non
pensarci anche per tesi e tesine?
Brutto: i testi (avvisi o elenchi) sono in genere poco chiari
e quindi di per sé brutti. Prevale il cosiddetto junk
ink (inchiostro
spazzatura) ovvero uso eccessivo dell’inchiostro a scapito
della chiarezza informativa: uso del sottolineato, gabbie per le
tabelle, ecc. Anche in questo caso basterebbe predisporre un set
di modelli di documento.
Informazioni obsolete: perché il piè di pagina non
prevede un’informazione standard circa l’obsolescenza
dell’informazione (esporre sino al …)? In questo modo
sarebbe più agevole per chi inserisce nuovi avvisi togliere
i vecchi.
Incomprensibile: perché non affidare a un paio di studenti
(scelti tra quelli con alta sensibilità per il testo) il compito
di verificare la chiarezza comunicativa di quanto viene esposto o
pubblicato on-line?
© Corrado de Francesco
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