L’inflazione dei voti
L’inflazione dei voti di laurea non è una
novità: tra i laureati del 1999
la frequenza di lodi era minima nei corsi di laurea del gruppo
Giuridico (10,2) e massima nei corsi del gruppo
letterario (41,8%)(dati Istat www.istat.it).
Oggi l’Istat
non raccoglie più questo tipo di dati e il MIUR non li fornisce.
Dati sui voti di laurea sono però disponibili per le 35
università che
partecipano al consorzio AlmaLaurea. (www.almalaurea.it)
Le lodi non meritate non servono a nulla e anzi lasciano l’amaro
in bocca. Non era questa la nostra sensazione quando, da bambini,
venivamo lodati per qualcosa che non meritavamo? Il problema delle
lauree con 110 e lode è che a questi voti massimi si arriva
non tanto grazie alla tesi ma anche (e soprattutto) grazie ai voti
inflazionati raccolti esame dopo esame.
Ci sono esami ed esami… E ci sono facoltà dove gli esami
facili sono prevalenti, almeno a giudicare dai voti. Se vai su www.almalaurea.it trovi il profilo della tua facoltà: confronta il dato sugli
esami con quello di altre sedi e otterrai un semplice metro di giudizio
circa la facilità o difficoltà della tua facoltà.
Ma le differenze in termini di facilità degli esami si manifestano
spesso anche all’interno della stessa facoltà tra
esami diversi. In questo caso puoi osservare i risultati degli
iscritti
in un qualsiasi appello di esami.
Guarda con sospetto gli esami in cui tutti passano con voti alti:
tieni conto che la politica dei voti alti richiede al docente molto
meno lavoro di quella di dare voti giusti (ovvero pochi alti, pochi
bassi, molti medi come avviene nelle distribuzioni cosiddette normali).
Non costerebbe nulla obbligare i docenti a normalizzare i voti
in modo che in ogni insegnamento ci siano pochi primi della classe
e
pochi ultimi. Era quello che capitava quando eri a scuola, perché non
lo si fa anche all’università?
© Corrado de Francesco
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