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Iscritti fantasma

Studenti fantasmi. Ricerche svolte da chi scrive negli anni ’80 sulla base dei dati amministrativi delle segreterie di ateneo avevano rilevato la presenza di quote di studenti fantasmi: studenti cioè che pur non sostenendo alcun esame nel corso della carriera venivano conteggiati come studenti in corso. Altre ricerche svolte con survey postali avevano misurato la forte varianza dei comportamenti di studio e frequenza anche all’interno dei cosiddetti studenti a tempo pieno.

Oggi un studente su cinque è a zero crediti: nel 2002-03 erano in questo condizione 351.000 studenti universitari (pari al di 1.731.000 studenti iscritti) secondo i dati dei CNVSU (Centro Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario) http://nuclei.cnvsu.it/main.html. Tra le matricole di quell’anno oltre 62.000 non avevano superato alcun esame durante il loro primo anno di università.

Differenze tra le facoltà. La presenza di studenti improduttivi non è uguale in tutte le facoltà: questo è ciò che emerge rapportando gli studenti con zero annualità superate al numero di iscritti per facoltà. Nel 2002-03, la quota di immatricolati a zero esami toccava il massimo del 30% a Sociologia, superava il superava il 20% nelle facoltà di Lettere, Scienze Politiche, Giurisprudenza, era il 16% a Ingegneria e toccava il valore minimo (7%) ad Architettura.

Che senso ha considerare iscritto chi non dà neppure un esame all’anno? Solo uno: far lievitare artificiosamente il dato sugli iscritti all’università. In questo modo abbiamo l’illusione ottica di aver ridotto la distanza che ci separa da altri paesi dove i livelli di frequenza e rendimento degli studenti universitari sono maggiori dei nostri. Non costerebbe nulla subordinare l’iscrizione al conseguimento di un numero minimo di crediti: perché non lo si fa?

© Corrado de Francesco

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