Il metodo di studio
Chi insegna a studiare? Si dice spesso che l’università è preziosa
perché lo studente apprende lì un metodo di studio
e di lavoro intellettuale che poi conserverà per il resto
della vita. Forse era così un tempo quando gli studenti
erano pochi e potevano essere seguiti giorno per giorno da docenti
pazienti
e solerti. Ma oggi? Con 200 studenti a lezione e corsi di insegnamento
ipercompressi pensate che ci sia lo spazio (mentale e fisico) per
insegnare un metodo di studio?
I libri usati rivelano l’assenza di metodo: sottolineature
continue e grande uso di evidenziatori riflettono in modo impietoso
che il lettore di quel testo non aveva alcun metodo di studio. Sottolineare
tutto, così come evidenziare interi paragrafi o trascrivere
a lezione tutto quello che il docente dice significa incapacità di
sintesi, di sistematizzazione e di collegamento. Nelle nostre università molti,
troppi studenti cercano disperatamente di memorizzare tutto senza
definire alcuna gerarchia di importanza. Il risultato è un
apprendimento mnemonico che può servire a superare un esame
svolto in maniera tradizionale ma che è destinato a scomparire
in breve tempo.
Quali università fanno qualcosa? Provate a cercare con un
motore di ricerca il termine “metodo di studio” limitando
magari la ricerca ai siti web delle università: i risultati
sono scarsi, molto scarsi. Non sarebbe forse il caso di incominciare
ad affrontare il problema pensando a materiali on-line per matricole?
All’estero tutte le università offrono risorse sul tema
study skills: i nostri studenti sono così dotati da poterne
fare a meno? Non sarebbe bene che tutte le facoltà facessero
qualcosa piuttosto che lamentare la mancanza di un metodo di studio
da parte dei propri studenti? E il MIUR non potrebbe fare la sua
parte? © Corrado de Francesco
|