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Software literacy

Software literacy significa avere un’idea di quali applicazioni si possono realizzare con i programmi software nell’ambito di lavoro cui mira un corso di laurea triennale. Non pensiamo quindi a corsi generici in cui si cerca di insegnare l’uso di un programma di videoscrittura o di database ma a occasioni, durante i corsi, in cui gli studenti possano vedere come quel tipo di software si presti a risolvere un problema di gestione, produzione e diffusione dell’informazione (dati, testi, immagini, ecc.).

Inutili i corsi, utili gli esempi. Un giovane ha una mente pronta e non ha quindi bisogno di corsi per imparare i comandi e le funzioni di Word. Ma un giovane non ha esperienza di lavoro intellettuale ed ha quindi bisogno di esempi per capire come Word può essere utile per strutturare le idee e trasmetterle in forma scritta. Così per quanto riguarda Excel nel trattamento dei dati di marketing o per quanto riguarda l’uso di Access (e di qualsiasi altro database) per gestire archivi di persone.

I software necessari variano ovviamente a seconda del corso di laurea e dovrebbero essere quelli di uso prevalente nelle diverse aree disciplinari: a titolo di esempio per un sociologo è indispensabile disporre di software per l’analisi dei dati (come SPSS).

Il docente rimane centrale per mostrare agli studenti come il suo lavoro intellettuale evolve grazie all’innovazione via via incorporata nel software. E per stimolare gli studenti più curiosi in modo che affrontino (e risolvano) nuovi problemi con un uso creativo del software comunemente disponibile.

© Corrado de Francesco e Paolo Trivellato

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