A COSA SERVE L'UNIVERSITA'
Con tutti i suoi limiti, anche l’università italiana
può svolgere funzioni positive. Tralasciamo la ricerca che
molti docenti riescono comunque a portare avanti pur tra mille difficoltà e
vediamo che significati positivi può assumere per gli studenti.
Andando a lezione si impara
Se vai a lezione impari più in fretta ma soprattutto hai una
fantastica opportunità per imparare a comunicare in pubblico.
Eh sì perché le lezioni universitarie sono molto diverse
da quelle che seguivi a scuola. Innanzitutto non ci sono più 20
o 30 studenti in aula ma talvolta 100 o 200. La comunicazione è più adulta.
Il docente universitario è in genere abituato a parlare
in pubblico in contesti diversi: non solo lezioni ma anche convegni,
seminari, conferenze, ecc.
Ogni docente ha punti forti e deboli nella comunicazione: in
qualsiasi facoltà ci sono prof che attirano folle di studenti non tanto
per l’interesse della materia che insegnano quanto per le loro
doti di comunicazione. In generale, comunque, qualsiasi docente è un
campionario (spesso positivo, talvolta negativo) di comunicazione
verbale e non verbale. Se osservi e segui chi c’è dietro
la cattedra sotto questo aspetto vedrai che incomincerai a capire
come si fa a comunicare in modo efficace evitando gli errori e
sfruttando le risorse che ciascuno di noi ha.
Le slide sono una risorsa importante per migliorare
l’efficacia
di una lezione ma spesso i docenti universitari le usano male.
Non solo molti prof realizzano le loro slide (o lucidi) con caratteri
troppo piccoli, testi troppo lunghi, assenza di immagini. Ma poi
in aula le proiettano tutte in un botto e non punto dopo punto,
come
se non bastasse le leggono guardando sullo schermo invece che usarle
per fissare i concetti e termini più importanti. Confronta
quindi non solo i prof ma anche le loro slide: vedrai che non ci
metterai molto a capire quali sono gli errori da evitare. E magari
guarda anche le slide di altri docenti della stessa materia: vai
nella ricerca avanzata di Google www.google.it e cerca “nome
della materia” come frase e Adobe Acrobat o Microsoft
PowerPoint come formato file.
© Corrado de Francesco
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