Orientamento in itinere
Le prime settimane di lezione sono uno choc per molte matricole.
In altri paesi è comune vedere gruppi di matricole guidate
da uno studente senior aggirarsi per il campus visitando laboratori,
spazi comuni, biblioteche. Perché non prevedere qualcosa
di simile facoltà per facoltà? Non è uno
spreco assurdo disporre di ottime risorse bibliotecarie e non
farle conoscere agli studenti?
Ma orientare significa anche controllare il rendimento e individuare
i gruppi bersaglio su cui sviluppare interventi di rinforzo (per
i bravi) e di sostegno (per gli studenti in difficoltà).
I dati sugli esami possono essere una fonte immediata ed economica
di informazioni in tempo reale non solo per misurare il carico
di
lavoro dei docenti e tenere sotto controllo i loro standard di
valutazione ma anche per monitorare gli studenti.
Gli studenti in difficoltà appartengono a due categorie: quelli
che scontano uno scarso impegno (lavorano, perdono tempo ecc.) e
quelli che non riescono ad ingranare sia in termini di metodo di
studio che di interazione con i coetanei e l’ambiente. Oggi
l’individuazione degli studenti in difficoltà avviene
solo quando è troppo tardi intervenire: i segnali di allarme
accesi da situazioni di zero crediti dovrebbero portare ad un contatto
e ad un segnale di interessamento da parte della facoltà.
E gli studenti eccellenti? Forme di orientamento vanno previste
anche per loro. Anche per gli studenti eccellenti sarebbe importante
offrire
opportunità di crescita che valorizzino il loro potenziale
spesso demotivato da classi mediocri. Non c’è bisogno
di molte risorse: servono docenti (e ci sono) che abbiano il gusto
di veder crescere il potenziale umano degli studenti.
© Corrado de Francesco e Paolo Trivellato
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