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Crediti uguali per impegni diversi?

I crediti formativi tra USA e Italia. Nelle università USA i crediti formativi esistono da molti decenni: lo studente è tenuto è tenuto a iscriversi ogni trimestre (term) ad un certo numero di crediti e a superare i relativi esami mantenendo un certo rendimento medio complessivo (GPA o grade point average). Aggiungiamo anche che, di norma, la frequenza è di fatto obbligatoria. Con l’istituzione delle lauree triennali sono stati introdotti anche in Italia i crediti formativi (CFU): ad ogni CFU dovrebbero corrispondere 25 ore di impegno complessivo da parte dello studente (per frequenza, esercitazioni, studio). Uno studente iscritto ad un corso di laurea triennale dovrebbe acquisire 60 crediti all’anno ovvero dovrebbe dedicare all’università 1.500 ore annue di impegno.

Crediti uguali per impegni diversi. Nel paragrafo precedente abbiamo usato il condizionale perché in Italia i CFU sono declinati in modo particolare. In molte facoltà la frequenza è facoltativa e non viene imposto alcun tipo di rendimento minimo né per quanto riguarda i CFU minimi per rimanere iscritti né, tanto meno, per quanto riguarda la media dei voti. Il risultato è che uno studente può scegliere a suo piacimento se frequentare o meno un corso: se si presenterà all’esame finale come non frequentante le ore di impegno saranno minori ma i CFU saranno gli stessi.

A impegni diversi, apprendimenti diversi. Ma, a parità di altre condizioni (bravura dello studente, metodi didattici, capacità del docente) va da sé che ad impegni diversi corrisponderanno apprendimenti diversi. Per esperienza diretta sappiamo che i non frequentanti arrivano comunque a superare l’esame e a conseguire i crediti previsti ma la loro preparazione media, non necessariamente riflessa nel voto di esame, è inferiore a quella dei loro compagni che hanno frequentato il corso. Introdurre l’obbligo di frequenza non è politically correct ma fare come se nulla fosse penalizza alla fine gli stessi studenti.

© Corrado de Francesco

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