I materiali didattici
Oltre i testi non ci sono solo i lucidi. Il termine materiale
didattico va inteso in senso lato e non limitato alla forma povera
e parziale
del cosiddetto lucido (anche nella forma elettronica di slide
PowerPoint). Di per sé un buon lucido è utile in
aula ma diventa privo di utilità al di fuori dell’aula.
Non parliamo poi di lucidi che altro non sono che ritagli di
testo: illeggibili quando vengono proiettati in aula e incomprensibili
quando rivisti individualmente.
Materiale didattico significa testo pensato per la didattica. Sussidio didattico per eccellenza è l’evoluzione della dispensa
universitaria: materiale predisposto dal docente e completo di domande,
esercizi, spunti, indicazioni di approfondimento. Ma materiale didattico è anche
il prezioso sillabo: ovvero il programma di insegnamento lezione
per lezione.
I materiali didattici richiedono tempo. Detto in altro modo la
disponibilità di
sussidi didattici per tutte le lezioni del corso sono un chiaro indicatore
di impegno didattico: preparare un sillabo, definire domande e esercizi
di verifica dell’apprendimento, predisporre e pubblicare
on-line dispense, file e slide richiede un investimento di tempo
sconosciuto
a quanti sono abituati a fare lezione a braccio.
I materiali didattici sono preziosi per i non frequentanti. E
poiché la
non frequenza è assai diffusa ne consegue che i docenti che
si prendono la briga di preparare materiali didattici contribuiscono
a tenere in università gli studenti a rischio di abbandono.
La valutazione dei docenti deve tenerne conto. E allora è troppo
chiedere che la quantità e qualità dei materiali didattici
incominci a fare la sua comparsa nella valutazione dei docenti? E
infine, almeno nelle università pubbliche, perché non
rendere i materiali didattici accessibili a chiunque (come del resto
avviene in prestigiose università come il MIT)?
© Corrado de Francesco
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