I dati sui corsi
Gli insegnamenti ovvero i corsi impartiti nelle università italiane
sono aumentati con l’introduzione delle lauree triennali e
si aggirano intorno a quasi 150.000 (145.000 nel 2002-03 secondo
dati del rapporto annuale 2004 CNVSU). Una parte di questo aumento è semplicemente
dovuto alla frammentazione dei corsi tradizionali in corsi di breve
durata (moduli): di fatto nel 2002 il 40% dei corsi era di 4 crediti
(o meno).
I questionari degli studenti forniscono dati interessanti sull’insegnamento
ma questi sono disponibili solo per il 56% degli insegnamenti impartiti.
Si tratta in complesso di 2,6 milioni di questionari: un numero enorme
che va però considerato ricordando che si riferiscono a quasi
82.000 insegnamenti e quindi, in media, 32 questionari per corso.
Le cose da fare sono allora due: innanzitutto arrivare a coprire
il 100% dei corsi impartiti. Ma poi c’è un’altra
cosa, molto importante, da realizzare: dare i dati agli studenti.
Dare i dati a chi li ha forniti (gli studenti) dovrebbe essere
l’imperativo
categorico di qualsiasi ricerca e ricercatore. A livello di singolo
insegnamento ciò non dovrebbe essere difficile visto che,
come abbiamo appena detto, si tratta di caricare in media le risposte
date da 32 studenti. E chiunque ha visto il questionario utilizzato
per la valutazione dei corsi sa che le domande sono circa una ventina.
Con questi numeri far caricare agli stessi studenti i dati appena
raccolti con i questionari porterebbe via una mezz’ora di
tempo e permetterebbe di disporre in tempo reale dei dati su cui
fare una
valutazione del corso. Costo? Zero.
Dati per singolo corso. Se la valutazione deve
servire a qualcosa allora i dati raccolti a livello di singolo
corso devono essere
resi disponibili a livello di singolo insegnamento e non in forma
aggregata
a livello di facoltà. Funzione dei dati dovrebbe essere
quella di servire a qualcosa: ad esempio a individuare le best
practices che, a livello didattico, esistono in
qualsiasi facoltà universitaria.
© Corrado de Francesco
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