Docenti a contratto?
E chi sono docenti a contratto? La categoria è molto, molto
variegata: ci sono professionisti di successo che hanno accettato
di insegnare per curiosità e stimolo intellettuale (ad esempio
Maurizio Costanzo, Alessandro Cecchi Paone, ecc.), ma ci sono anche
tanti giovani di belle speranze in attesa di un posto fisso da ricercatore,
e molti professionisti meno giovani che sperano di farsi un
nome,
e via così. Dal punto di vista dell’esperienza didattica
molti non ne hanno affatto, almeno nel primo anno in cui insegnano.
Poi con il tempo se la fanno...
E quanti sono? In base ai dati MIUR i docenti a contratto titolari
di un corso di insegnamento ufficiale (e senza altro rapporto stabile
con l’università) erano nel 2001-02 erano oltre 25.000
a fronte di circa 35.000 professori di ruolo (ordinari o associati).
Contratto vuol dire guadagnare poco e male: l’università paga
i contratti di insegnamento circa 90 € lordi all’ora.
Mica male dirai tu. Già, ma questo importo si riferisce alle
ore di lezione: niente viene riconosciuto per tutto il resto (preparazione,
esami, ricevimento studenti, ecc.). Bene se gli studenti sono una
decina, male se gli studenti sono cento o più. Con tanti
studenti le ore di lezione sono poca cosa rispetto agli esami:
hai idea di
quante ore ci vogliono per esaminare 200 studenti? Infine, come
se non bastasse il compenso viene in genere pagato alcuni mesi
dopo
il termine del corso.
E tanto entusiasmo: la mancanza di gratificazioni economiche
può spiegare
la grande disponibilità e l’entusiasmo con cui molti
docenti a contratto accettano di seguire tesi di laurea: ne consegue
talvolta, come puoi immaginare, una ulteriore caduta degli standard
didattici. La soluzione? Semplice: esigere che il relatore responsabile
della tesi sia sempre e soltanto un docente di ruolo e riservare
ai docenti a contratto (che lo desiderino) la possibilità di
collaborare. © Corrado de Francesco
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